Ho scelto di rallentare

30 Aprile 2025

Lo sappiamo bene: la società in cui viviamo è ossessionata dalla velocità, dal fare e dall’avere di più, si tratti di denaro o di cose. Nella frenesia del quotidiano spesso non ci rendiamo conto del danno che questo stile di vita procura a noi stessi, alle persone che abbiamo accanto, alla nostra salute mentale e alla natura che ci circonda. Siamo corridori che vogliono percorre sempre più chilometri nel minor tempo possibile, spostando il traguardo in là, più lontano di ieri, senza accontentarsi mai. E ci siamo abituati a rimandare a chissà quando la fine di questa folle corsa, che sottomette la nostra esistenza ai vizi di quella che chiamiamo modernità.
Al primo posto mettiamo il lavoro, il denaro, il comprare, l’urbanizzazione, la tecnologia e il progresso a ogni costo, ossia una serie di incentivi alla velocità. E perdiamo tempo, inteso come risorsa essenziale per dare il meritato valore alla vita umana.

Anche per questo motivo l’ho fatto. Ho scelto di rallentare e, dopo quasi quattordici anni, ho detto addio al lavoro di libraio in un contesto come quello di Livigno, suo malgrado esempio lampante di località turistica di montagna che spinge all’eccesso proprio il concetto di velocità.
L’ho fatto perché rallentare significa pensare a ciò che si sta facendo, e tenere il volante saldo tra le mani senza farsi travolgere dagli eventi di ogni giorno. Rallentare significa disporre del tempo in base a scelte personali, smettere di comportarsi come automi e non subire più ambizioni spesso inconsistenti o, peggio, redditizie solo a livello economico. Rallentare significa rinunciare, e la rinuncia è alla base di ciò che rende possibile riappropriarsi del tempo che non torna più. Secondo me, lasciare che i giorni passino inesorabilmente senza cambiare quello che non ci va più di fare, equivale a una sconfitta.

Detto questo, sono consapevole che un forte impedimento al rallentare non è tanto il trovare il coraggio di farlo, cosa complicata per molte persone, bensì avere un’alternativa alla vita veloce, quando è vissuta come l’unico modello possibile.
E dato che i costi del vivere sono tanti (cibo, casa, famiglia e alcuni oggetti essenziali) la prima questione da risolvere è quella di trovare le risorse sufficienti a sostenere queste spese. Ma siccome rallentare è sinonimo di sobrietà, ecco che la rinuncia a ciò che non è necessario elimina in parte il bisogno di avere più denaro e, dunque, di sprecare il tempo a procurarselo.
Un’altra ragione di non poca importanza per la quale è difficile rallentare, è il tabù culturale che abbiamo nei confronti del concetto di lentezza, associato alla pigrizia, alla poca voglia di rimettersi in gioco o alla possibilità di vivere di rendita, se non a un’utopia o a un’ideologia da ingenui sognatori (e in merito a questi temi consiglio i libri Adesso basta di Simone Perotti e Io sto con la cicala di Fausto Gusmeroli).
Niente di più sbagliato. È infatti certo – in molti Paesi succede già – che lavorare meno e dedicare il tempo restante ad altre cose significa ottenere migliori risultati professionali e maggiore soddisfazione personale.

Tornando alla mia scelta, dico di aver valutato con equilibrio le varie questioni di cui sopra, ma di non avere la certezza che tutto andrà come spero. So però che se si segue il cuore e l’istinto, mischiando una dose di razionalità a un pizzico di follia e a quanto basta di coraggio, non si sbaglia.
Peggio, molto peggio, sarebbe stato restare al mio posto, stufo com’ero di provare la sensazione di essere ingabbiato tra quattro mura, obbligato a passare in negozio la bassa come l’alta stagione turistica, i giorni feriali come quelli festivi, con pochi momenti per rifiatare e staccare come si deve.
Sarebbe stato disastroso rimanere sul sentiero che intuivo essere arrivato a un bivio e restare in un modello di cui oggi condivido pochi valori. Sarebbe stato uno sbaglio. Me ne sarei pentito amaramente e poi, forse, sarebbe stato troppo tardi.
Sia ben chiaro: non ho nulla da insegnare e non devo convincere nessuno a fare qualcosa. Decidere di svoltare, tentare altre sfide e, tornando al punto focale, riprendermi il tempo che avrei sottratto a ciò che ora sento più urgente (la famiglia, la scrittura, la curiosità) è soltanto un altro sentiero che io ho scelto di percorrere.

(Foto in testa al post scattata durante il mio cammino in Valtellina del maggio 2019)

(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 12 maggio 2021)