“Viaggio nella terra dei morti”

23 Luglio 2022

Tra i tanti libri che ho letto e sfogliato durante l’ultimo lavoro di scrittura di cui mi sono occupato nei mesi scorsi (ne parlerò in dettaglio tra qualche settimana), c’è l’intenso e drammatico saggio storico Viaggio nella terra dei morti di Marco Scardigli, pubblicato da Utet nel 2014.

Il libro racconta i tanti aspetti, soprattutto quelli meno conosciuti e narrati, della vita dei soldati nelle trincee della Grande Guerra, quando si erano scontrati i più grandi eserciti mai riuniti dall’uomo fino ad allora.
Nel 1915 erano entrati in guerra anche gli italiani, trascinati da un manipolo di interventisti, ed è a questo punto che, come sostiene Scardigli, la ricostruzione storica giunge a un bivio: la retorica dei politici, dei poeti e dei generali lontani dai campi di battaglia che celebrava il sacrificio di eroi che combattevano, morivano e vincevano per un sublime ideale; e dall’altra parte i veri protagonisti, ossia i soldati al fronte, che invece conducevano una misera esistenza, costretti a sopravvivere in lunghe fosse sotto il livello del suolo.
Ecco: l’autore di Viaggio nella terra dei morti ha scelto di accompagnare il lettore dentro le trincee, a fianco degli sfortunati che quella guerra la combattevano davvero, descrivendo con rara concretezza e senza fronzoli la quotidianità della guerra, gli imboscati, le malattie, la superstizione, l’abuso di alcolici, le fughe illecite, la giustizia sommaria, gli insensati assalti al nemico e le surreali visite degli alti ufficiali, che si presentavano in trincea come turisti davanti a un monumento.

Quello di Scardigli è dunque un lungo viaggio che inizia con le speranze di vittoria e prosegue con i disastrosi combattimenti dei primi giorni di guerra, per arrivare presto alla vita crudele al fronte, in un universo sconvolgente (una terra dei morti, appunto) dove gli uomini vivevano e soccombevano come bestie.