1910: Il giro del mondo a piedi

14 Luglio 2024

Nei giorni scorsi, mentre sfogliavo l’archivio di alcuni giornali di inizio Novecento per il nuovo progetto di scrittura di cui mi sto occupando e che piano piano sta prendendo forma, mi sono imbattuto in un curioso articolo dedicato al cammino.
La notizia in questione, che naturalmente ha risvegliato la nostalgia del mio viaggio a piedi di alcuni anni fa, è stata pubblicata il 2 agosto 1910 su La Valtellina, uno degli storici settimanali della provincia di Sondrio che si definiva democratico e liberale, nato nel lontano 1861 in concomitanza con la proclamazione del Regno d’Italia.

Della notizia mi è piaciuto il tono ironico e lo stile di scrittura, tuttavia mi ha sorpreso il fatto che, allora come oggi, chi cammina per giorni e giorni è visto come un matto.
Perché allora come oggi, un uomo che viaggia a piedi sotto il sole o la pioggia, stanco e affamato, non solo è sospetto, ma addirittura è privo di senno in una società in cui la libertà si esprime in qualcosa di definito come, per esempio, il divertimento organizzato, limitato nel tempo e nello spazio, accettato e ripetuto da tutti senza variazioni sul tema. Dunque, colui che sfugge a questa logica ha, almeno per i benpensanti, qualche rotella fuori posto.
In realtà, il viaggiatore a piedi non fa altro che rivendicare una cosa semplicissima: la libertà. Ma non la libertà codificata dal pensiero comune, bensì quella non convenzionale, ossia la libertà di muoversi come vuole, di osservare quello che vuole, di fermarsi e ripartire quando vuole. Il viaggiatore a piedi rivendica la libertà di spirito ed è in marcia sulla strada che ha scelto lui e perché l’ha voluto lui. Nient’altro.

L’articolo – ricordo che è stato scritto nell’estate 1910 – è il seguente:
Decisamente il mondo è di chi lo sa prendere… in giro!
Due giovani, certo Paul Masson e Felice Marini – quest’ultimo un veterinario napoletano residente ad Alessandria d’Egitto – la sera del 21 dicembre 1907 si fecero sentir dire da un Mecenate sportivo, Riftard Pascià, presidente della Banca Ottomana e afflitto dall’aureo fondo di parecchi milioni, che in quattro anni avrebbero percorso il mondo pedibus calcantis.
Non occorse altro per eccitare la tarantola sportiva dell’illustre nonché milionario banchiere: egli infatti depositò duecentomila lire nella suddetta Banca, vincolandole a favore dei due audaci giovani se fossero riusciti a compiere la loro impresa.
E questi adesso camminano, camminano e camminano come nella fiaba delle cento leghe: hanno già percorso 57000 chilometri consumando trentun paia di scarpe ciascuno (e che scarpe!) ed hanno altri 23000 chilometri fra il desiderio e la sfolgorante meta. Ma tira di più il miraggio di un bel gruzzoletto che centomila paia di bovi, e i due vanno, vanno incessantemente.
Particolare non trascurabile, in attesa della futura ricchezza per ora i due globe trotters non hanno in tasca il becco d’un quattrino e si ingegnano come possono (nei limiti della legalità ben inteso!) per andare avanti.
Martedì il Masson passò per Sondrio diretto a Samaden, Coira, Berlino ecc.
Il compagno, fermatosi per un inatteso accidente, lo raggiungerà a Berlino.
Buon viaggio…

Curioso, no?
Ho provato anche a cercare tracce in rete dei due giovani, ma non ho trovato nulla. Mi piacerebbe però, un giorno, approfondire questa storia. Chissà…
Invece, se avessi davanti l’autore dell’articolo gli chiederei: sei davvero certo che a smuovere la smania di cammino dei due ragazzi sia stato soltanto il gruzzolo promesso dal mecenate? Non è che, come credo io per esperienza diretta, sia stata la voglia di libertà, di avventura e di scoperta a farlo? Ossia proprio quel qualcosa di non convenzionale che ognuno di noi – chi sottovoce, chi urlando, chi misconoscendolo – in fondo da sempre rivendica?

(La cartolina d’epoca di Sondrio che accompagna il post è tratta da internet)

(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 25 agosto 2022)