Da amante dei libri, della lettura, degli editori e della scrittura, da sempre lavoratore in questo settore, sto seguendo le vicende della libreria e casa editrice Hoepli di Milano, attiva da fine Ottocento e uno dei presidi culturali della città, che da alcuni giorni è in liquidazione.
A quanto pare le perdite economiche recenti, le difficoltà decennali dell’editoria italiana e determinate scelte come il puntare sulla vendita online, ma soprattutto le lotte interne tra i due rami della famiglia proprietaria, hanno piegato sia la grande libreria che tanto ho frequentato ai tempi dell’università, sia la casa editrice con la quale ho lavorato per la pubblicazione di Slalom insieme a Giorgio Rocca.
Naturalmente non ho idea di che cosa succederà, se la Hoepli sparirà del tutto in poche settimane come sembra o se verrà salvata in extremis da qualche grande gruppo del settore, e certo io stesso ho chiuso la mia libreria di Livigno per una scelta di vita, quindi non dovrei dire più di tanto.
Ma quando a spegnere le luci e ad abbandonare quasi cento dipendenti di alto livello professionale è una libreria così importante e una casa editrice così ricca di proposte, capaci di diventare un tutt’uno con il territorio che hanno influenzato in positivo per più di 150 anni di storia, pagine scritte e pluralismo, è senz’altro un fallimento della nostra società.
E lo sarà ancora di più – non lo dico per retorica o nostalgia, sia chiaro, lo dico per fastidio – se la bottega storica indipendente sarà sostituita dall’ennesimo fast food, supermercato di catena o marchio globale, come succede da tempo nelle nostre città e paesi per tristi logiche di mercato che piacciono a poche persone ma che poi, alla fine, poche persone contrastano davvero.
