Ripubblico oggi, a circa sei anni da allora, un breve post sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 scritto a caldo all’indomani dell’assegnazione dell’olimpiade invernale all’Italia, che come ben sapete coinvolge anche Livigno e Bormio.
Lo faccio dopo aver visto l’illuminante servizio di Report di alcuni giorni fa, intitolato Sforo olimpico, che inquadra alla perfezione cosa comporta organizzare un evento globale di tale portata in Italia, il Paese delle mezze verità (come canta Fabri Fibra). E lo faccio mica per bearmi di un “L’avevamo detto” ma, purtroppo, per constatare amaramente che “Lo sapevamo già che finiva così” e che di nuovo “I politici non sono stati capaci di smentirci”. Perché, per l’ennesima volta, hanno preso decisioni – alcune totalmente senza senso – a spese dei cittadini e della montagna.
Mi spiace, ma non mi fido dei nostri politici. Né di quelli locali né di quelli nazionali. Non mi fidavo prima e non mi fido ora dopo averli visti festeggiare insieme – sinistra, destra, centro – la vittoria della candidatura di Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026, in cui anche la Valtellina avrà un ruolo centrale (senza peraltro comparire nel logo).
Non mi fido e non salgo sul carro dei vincitori. Come tanti altri sento già il rumore delle ruspe, l’odore del cemento, il tintinnio delle monete che intascheranno pochi eletti, i preventivi di spesa che si gonfiano, il de profundis della montagna. E non mi fido perché continuare a leggere e sentire dire “È una grande opportunità”, non fa che confermare la mediocrità di chi pronuncia queste parole.
Perciò condivido qui i pensieri espressi da Enrico Camanni (giornalista, scrittore e storico dell’alpinismo) sulla sua pagina Facebook il 25 giugno 2019, il giorno successivo all’assegnazione delle Olimpiadi all’Italia, e riporto il testo integrale sperando che faccia riflettere e capire le motivazioni di chi è contrario ai grossi eventi sulle Alpi.
Olimpia che?
di Enrico Camanni
Ieri mi è successo di nuovo: mi sono incazzato.
Quando ho visto che la destra e la sinistra si abbracciavano con le olimpiadi invernali in mano. Non tanto perché le Alpi subiranno nuove colate di cemento, e il cemento resterà per sempre. O perché come al solito pagheremo tutti e si arricchiranno in pochi. E nemmeno perché ci sarà un motivo se tutti i paesi del mondo hanno fatto due conti e si sono tirati indietro, e perfino la Svezia aveva i suoi bei dubbi, soprattutto gli svedesi, mentre noi tutti lì a festeggiare e urlare di giubilo come dei dissennati.
Tutto vero, ma c’è di più. Ci pensate che cosa potremmo fare con quella meravigliosa armonia tra partiti, amministratori e popolo intero? Salvare tutti i migranti, rilanciare bellezza e cultura, onorare la scuola e i maestri, far rivivere i borghi e l’Italia minore, ripopolare le montagne, ridare dignità ai parchi, togliere le auto dalle città, ridare i treni ai viaggiatori, restituire il futuro ai nostri bambini. Respirare, ascoltarci, rispettarci.
Potremmo fare queste e altre moltissime cose. E allora avremmo diritto di far festa.
(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 2 luglio 2019)
