5 letture per proteggere la montagna

2 Marzo 2025

Si sente dire spesso che per programmare il futuro occorre saper affrontare il presente e conoscere il passato. Un concetto valido per tante cose, a partire dal modello di società in cui si vive. Di conseguenza, per chi come me ci è nato e cresciuto, dal modello di montagna che abbiamo oggi e che vorremmo avere domani.
Ma è proprio così? Serve davvero ampliare le vedute e le conoscenze?
Lo chiedo perché, a quanto pare, per la maggior parte delle persone che ci vivono e degli amministratori che pianificano il suo futuro, la montagna moderna va benissimo com’è. Anzi, sembra che sia da sviluppare ulteriormente e che non ci sia alcun bisogno di studiare il passato e affrontare i limiti del presente per definire un futuro diverso da quello che si prospetta, in cui alcune località inesorabilmente si spopolano e altre sono loro malgrado sottomesse all’over tourism.
Tuttavia, dato che la penso in maniera opposta – ossia che considerare le opinioni più disparate serva ad aumentare la comprensione dei problemi e a trovare soluzioni intelligenti svincolate dai soli principi di business e marketing –, ecco cinque libri che possono dare spunti per proteggere davvero le montagne dal modello di sviluppo che le ha irrimediabilmente rovinate.

Il primo libro è La montagna di Veronica della Dora, edito da Einaudi. Attraverso un viaggio verso vette reali e immaginarie, l’autrice esplora cosa la montagna rappresenti nella nostra storia, cultura e immaginazione. E intrecciando varie materie, sottolinea come la montagna sia un fenomeno geologico che ha influenzato e plasmato la coscienza ambientale dell’uomo, aiutandoci a comprendere il nostro, davvero piccolo, posto nel mondo.

Con comportamenti responsabili, attenti all’uso delle risorse, coscienti del valore del limite, fondati sul senso di appartenenza e sulla partecipazione, si può trasformare uno spazio fragile come quello alpino senza distruggerlo, permettendo al contempo a chi lo abita di continuare a farlo. È quello che spiega Annibale Salsa in I paesaggi delle Alpi edito da Donzelli, perché il declino, lo spopolamento, l’abbandono, l’inselvatichimento delle montagne, o al contrario l’assalto dei turisti, la cementificazione, la sottomissione a grandi e piccoli eventi sportivi non sono per forza un destino ineluttabile.

In Salviamo le montagne edito da Corbaccio, Reinhold Messner fa un sunto del suo modo di intendere le terre alte e delinea una strada precisa da seguire per il loro futuro. Le comunità montane trovano nel turismo una risorsa preziosa e ormai indispensabile, ma il turismo di massa come lo conosciamo oggi rischia di distruggere le montagne invece di valorizzarle: che si tratti di Alpi o Himalaya, tutte le regioni si sono trasformate in parchi avventura, vie attrezzate e comprensori sciistici innevati artificialmente, dove biker, scalatori e sciatori si aspettano un divertimento assicurato, senza imprevisti e perfettamente organizzato, con il risultato di prosciugare irrimediabilmente le risorse naturali e di snaturare gli ultimi luoghi selvaggi del pianeta.

Pubblicato anni fa dall’editore Ponte alle Grazie, ma sempre attuale e illuminante, Terre alte di Carlo Grande parla di una montagna fatta di poesia, entusiasmo e adrenalina, da considerare nelle sue accezioni più nobili. Montagna come antidoto al rituale moderno della velocità, luogo di fatiche quotidiane e pazienti, dove principi antichi e dignità degli abitanti vanno difesi allo stremo e non sacrificati alla modernità e al modello cittadino.

Infine, un libro uscito di recente anche se racconta la montagna tra metà Ottocento e inizio Novecento. In Andare in montagna è tornare a casa edito da Piano B, John Muir, pioniere della filosofia della wilderness e padre dei parchi nazionali statunitensi, presenta dieci scritti che sono inni alla natura selvaggia. Una filosofia di pensiero per comunicare l’entusiasmo, il rispetto e una visione autenticamente spirituale degli ambienti selvaggi, ultimi avamposti non artificiali di una montagna che, purtroppo, continua a essere ostaggio del marketing emozionale e della promozione turistica.

Buone letture e viva la montagna!

(La foto che accompagna il post è di Dario Bellodis, immortala il Piz Linard in Bassa Engadina ed è tratta da Monpix, sito internet nato a Livigno che riunisce le migliori immagini di fotografi di montagna e non solo)

(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 28 settembre 2020)