La barchetta in legno bianca e blu scivola lenta sul mare calmo, non troppo lontano dalla riva della spiaggia La Ficocella. Ci sta portando alla grotta azzurra di Palinuro, un prodigio della natura fatto di riflessi del sole tra le rocce. Prima ci inghiotte il buio della grotta, con il suo silenzio e le sue pareti umide, poi ci acceca la luce che sale dall’acqua.
Le voci chiassose dei venditori di souvenir, che non riescono a rompere il silenzio che regna tra i vicoli, rendono i sassi di Matera un luogo magico. Perfino i bambini, nonostante gli scalini, i saliscendi, il caldo e l’assenza di parchi gioco, sono affascinati dalla geometria delle viuzze e delle case scavate nella roccia.
Restiamo a bocca aperta mentre ammiriamo il chiassoso centro storico di Ravenna e di Sirmione, muovendo la testa qua e là come gufi e lasciando correre lo sguardo su e giù come falchi. L’antico borgo di Termoli, invece, protetto dalle sue mura, ci conquista per la sua pulizia e la sua sonnolenza, mentre i forti del Monte Argentario ci fanno sentire invincibili: dominano il mare col petto in fuori sulla cima delle montagne, un tutt’uno con la roccia.
Le cene consumate con i parenti a Lamezia – fatte di cose buone e abbondanti, di pesce e di carne, di verdura e di frutta, di chiacchiere e di giochi dei bambini – e i paccheri allo scoglio, l’insalata di mare e il risotto ai gamberi mangiati a Termoli, ci fanno dimenticare in un boccone le amare contraddizioni del Sud.
E durante gli spostamenti tra queste tappe ci godiamo poi gli altri panorami d’Italia, immobili al fianco di autostrade, tangenziali e strade statali, dalla montagna al mare. Ci colpiscono le forme, i colori e gli odori delle colline di Basilicata e Toscana, un piacere morbido pieno di dolcezza.
È questo il meglio del nostro mini viaggio in Italia. È questo quello che più ci è rimasto dentro, insieme alle piccole cose più intime che teniamo per noi. Insieme alla soddisfazione di aver visto luoghi diversi in un’unica volta, soprattutto di essere riusciti a farlo insieme ai nostri figli piccoli, senza sfiancarci e senza troppe preoccupazioni – dopo i dubbi della partenza.
Tra il peggio che abbiamo visto, invece – perché in ogni viaggio c’è anche un peggio – ci mettiamo le strade statali e provinciali percorse: un ammasso di buche, pezze, lavori a metà. Senza distinzioni, in Lombardia come in Romagna, in Molise come in Calabria, in Campania come in Toscana, ovunque le strade di città e di paese fanno pietà. E non la Salerno Reggio Calabria, tra l’altro citata spesso a sproposito, visto che è un’autostrada come tutte le altre, con due corsie, asfalto nuovo, gallerie e lavori in corso, che però non è a pagamento.
Ancora, tra il peggio ci mettiamo l’immondizia che invade le piazzole, i boschetti, i parcheggi e le periferie, soprattutto al Sud, dove molte spiagge sono sporche e dove le città trasmettono un’idea di degrado.
Infine, tra il peggio ci infiliamo i prezzi sconsiderati – per essere a maggio – di sdraio e ombrelloni ai lidi di Ravenna, oltre ai negozi di souvenir uguali ovunque. E anche, per concludere, le vie centrali e globali dello shopping con i soliti brand, tanto da non sapere in quale regione ci si trova, se in Italia o all’estero.
Diceva Mark Twain che Viaggiare è fatale ai pregiudizi, ai bigottismi e alle menti ristrette. Sì, è davvero così, almeno per quanto ci riguarda. Perché è pacifico che anche noi, oggi, abbiamo meno pregiudizi di quanti ne avevamo ieri, siamo meno bigotti e abbiamo la mente meno ristretta. E se ci pensiamo bene, a cosa può servire viaggiare se non a ribaltare l’ordine delle nostre convinzioni?
(POST PUBBLICATO la PRIMA VOLTA il 6 giugno 2018)
