Quando vedi Ambria

3 Luglio 2024

Ammetto di provare una certa ritrosia – quasi ne fossi geloso – a scrivere della piccola frazione di Ambria, nel versante orobico della Valtellina, un luogo che non è frequentato dal turismo di massa, una valle poco conosciuta seppur di facile accesso, un borgo da proteggere e imitare dove ancora si respira l’atmosfera autentica di montagna. È questo che succede quando vedi Ambria: la vorresti solo per te; la vorresti nascondere agli altri e difendere dai pericoli della modernità.

Ambria è un nucleo di una cinquantina di vecchie case in sasso a 1300 metri di quota, nel comune di Piateda, in provincia di Sondrio, oggi abitato da poche persone e solo nella bella stagione. È un borgo rurale di origini alto medioevali alla confluenza della val Venina e della valle d’Ambria, attivo diversi secoli fa per l’attività mineraria che si svolgeva a monte, dove sorgeva l’enorme forno per la cottura del ferro estratto nelle cave. Ma già in precedenza, almeno dal XII secolo, il borgo era un importante punto d’appoggio per i viandanti e i mercanti che si spostavano tra la Valtellina e la Bergamasca, dall’altra parte delle Orobie.

Dicevo che la frazione è di facile accesso, forse troppo, come purtroppo succede in tante valli delle Alpi. Ci si può arrivare in automobile (chiedendo il permesso al Comune) e questo personalmente non mi piace per niente. Basta pagare e si può parcheggiare a pochi metri dall’antico ponticello che conduce alle case, perdendo così la magia della fatica, del cammino, della conquista e della scoperta di una valle selvaggia e impervia che si apre piano piano.
Un facile accesso in parte giustificato dalla presenza, una manciata di chilometri prima del borgo, di una delle tante centrali idroelettriche costruite in provincia a inizio Novecento, con la sua lunga e comoda strada asfaltata e gli eleganti edifici in stile liberty che la circondano.

Ma in fondo questo conta poco. Io, come immagino e spero tanti altri, la bellezza di Ambria l’ho colta arrivandoci a piedi, con calma, guardandomi intorno per chilometri prima di essere investito dallo stupore e dall’emozione della sua meraviglia urbanistica annidata tra cime ombrose, abbondanti corsi d’acqua, sentieri, cascate, rocce, foreste e sapori di una storia millenaria.
Perché quando vedi Ambria senti un profumo di antico, di pace e di semplicità invaderti i polmoni e il cuore; quando vedi Ambria, capisci quanto può essere materna anche la montagna più inospitale, almeno quella rimasta quasi del tutto indifferente al modello di società in cui viviamo.

(Nella foto: un’immagine dall’alto della piccola frazione di Ambria. Ci si può arrivare dopo una camminata di circa nove chilometri lasciando l’auto a Monno, frazione alta di Piateda, da dove si stacca la strada che conduce alla centrale idroelettrica Vedello, e da lì proseguire per altri tre chilometri. Sul sito Open Street Map potete rendervi conto dei luoghi e delle distanze)

(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 26 maggio 2023)