Il meglio e il peggio della montagna in agosto. È quello che ho trovato in val di Rezzalo, Valtellina, durante un’escursione giornaliera con la bici gravel.
Il meglio come il sole, la pace e la sana fatica che hanno accompagnato me e mia moglie nella lunga salita – poco meno di mille metri di dislivello – dalla frazione di Le Prese, a fondovalle, a quelle di Frontale e di Fumero, prima che la strada diventi da asfaltata a sterrata e si inoltri finalmente nella bellissima valle, con noi due sempre a spingere sui pedali – e ogni tanto a camminare e a spingere la bicicletta – per lasciarci alle spalle i tratti più ripidi.
Il peggio non come il temporale che ci ha colto di sorpresa dopo uno spuntino al rifugio La Baita – pioggia che, per quello che è il nostro modo di vivere le valli alpine, non ci ha tolto il sorriso – bensì come il comportamento della maggior parte dei turisti che abbiamo incontrato e ascoltato parlare in rifugio. Capaci, in una mezz’ora scarsa, di confermare ciò che penso del turismo di massa e di come sarebbe meglio che persone inconsapevoli del luogo in cui si trovano, incapaci di accettare mancanze e comfort, inadeguate alle quote medio-alte e di conseguenza prive del necessario spirito di adattamento e del minimo senso di avventura, oltre che dell’ossigeno che rende sensati i pensieri, dicevo sarebbe meglio – opinione tutta mia – che persone di questo tipo se ne stiano beate a casa loro.
“Non c’è posto all’interno, com’è possibile? Qui fuori l’aria è fresca, c’è troppo vento. Che facciamo? Mettiamo il maglioncino e la giacchetta ai bimbi? Ma fa freddo, come si fa a mangiare così? Davvero non c’è un tavolo libero in sala?”
“Su, su, dica la verità, lei il cellulare lo tiene nascosto in cucina, mica lo lascia in paese. Come faccio a credere che qui non c’è campo? Ci deve pur essere. Sono sicuro che avete anche il wi-fi, solo che non volete farci connettere.”
“Sul serio non si può usare il bancomat? E come facciamo? Siamo otto coppie e ognuna paga per sé. Non abbiamo contanti, solo la carta. Faccia il bravo, provi di nuovo ad accendere e spegnere il pos, magari adesso c’è segnale. Serve giusto una tacca, sennò…”
“Dai sbrighiamoci, andiamo via, che arriva l’acqua. Fatti portare il caffè e il conto, anzi vai a pagare alla cassa e intanto bevi il caffè, che qui ci ammaliamo. Dobbiamo ancora fare la strada fino alla macchina. Sbrigati, dai, andiamo!”
Le vittime di tutte queste e altre bestialità, in un periodo dell’anno in cui sulle Alpi il turismo non solo è scriteriato e superficiale, ma spesso è cafone e ignorante, sono state il titolare del rifugio e una signora addetta al servizio ai tavoli. Oltre – idealmente – tutti i veri montanari e i veri amanti della montagna, coloro i quali si adattano senza tante storie alla mancanza di comodità e di ossigeno.
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Sulla val di Rezzalo riporto un brano tratto dal mio libro Il mio viaggio in Valtellina, edito da Lyasis e scritto dopo un cammino di 400 chilometri attraverso la Valtellina. All’epoca non mi ero inoltrato nella valle perché il passo che la collega alla Valfurva, in quei giorni di inizio maggio 2019, era ancora innevato e pericoloso.
[…] Avevo pensato al fatto di essermi perso la possibilità di attraversare quella che è considerata una delle valli più affascinanti della Valtellina, la cui lunghezza e profondità restano nascoste a chi l’adocchia dal fondovalle, classificata dal Parco Nazionale dello Stelvio come una delle più interessanti per la flora e l’habitat faunistico.
La valle parte da circa 1000 metri di quota e arriva fino al passo dell’Alpe, a più di 2400 metri, dove comunica con la valle del Gavia. Da lassù, all’altezza della conca glaciale tra il monte Sobretta e il monte Gavia, a oltre 3200 metri, le acque del torrente Rezzolasco scendono veementi. […]
La val di Rezzalo, aspra e incantevole, inizia con un tratto pianeggiante e poi sale fino alle baite della Pontela, con vecchie abitazioni caratteristiche nascoste da un fitto bosco di abeti. Poco più su, a 1650 metri, si incontra la sorgente che alimenta l’acquedotto del complesso Morelli e di parte delle frazioni del fondovalle, compreso Sondalo. […]
(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 19 agosto 2024)
