Caro diario,
figurati se non condivido i valori olimpici. Figurati se non mi piace lo sport e se non ammiro gli atleti. Mi sentirei un impostore a sostenere il contrario. Ho praticato sport da bambino e da ragazzo, e lo pratico ancora adesso da adulto quando la mia pigrizia e gli impegni me lo permettono. Figurati dunque se non sono contento, quasi orgoglioso, del fatto che tra 30 giorni i migliori atleti del mondo si sfideranno per le medaglie olimpiche qui, sulle piste di casa. Le stesse sulle quali sono stato anche io, centinaia di volte, le stesse che vedo dalla finestra di camera, le stesse che sono state stravolte.
Ma il punto non è lo sport, non sono gli atleti. Il punto di quello che sta succedendo nelle località che ospitano le gare di Milano-Cortina sono le promesse disattese dei politici nazionali, regionali e locali, anche se non avevo dubbi al riguardo. Promesse di Olimpiadi verdi, di impatto ambientale contenuto o addirittura zero, di tutela delle risorse naturali, di utilizzo di impianti sportivi esistenti, di opere pubbliche utili e pronte subito, di potenziamento di infrastrutture stradali e ferroviarie, di informazioni chiare ai residenti. Invece stiamo assistendo al contrario di quanto promesso. E le continue e spesso comiche dichiarazioni di organizzatori e amministratori si scontrano con ciò che gli abitanti in Valtellina, val di Fiemme e Cortina hanno sotto gli occhi da almeno due anni. Perché prima dello sport e degli atleti, prima dei cittadini, come in tutti gli eventi globali viene l’affarismo e vengono altre cose, che certo non devo spiegare io.
Quello che però mi fa arrabbiare di più è ascoltare le persone che ora si lamentano e si dicono amareggiate, molte delle quali erano sostenitrici della candidatura. Mi chiedo: non era già scritto lo scempio che si sta consumando? Non ne avevano abbastanza del decennale assalto alla montagna? E come fa, un abitante delle terre alte, a non avere senso del limite? Soprattutto dove ha vissuto, finora, chi sperava che “la grande opportunità” si sviluppasse in altro modo?
Così gli entusiasti di ieri sono diventati i delusi di oggi, una roba comica se non fosse che c’è poco da ridere, anche se la loro delusione la fanno notare appena per paura di venire additati come ingrati. Mentre a noi, scettici della prima ora e rompiballe, non resta che continuare a metterci la faccia. Non resta che continuare a chiederci se ce n’era davvero bisogno, a dare voce all’indignazione di molti e a far sentire che il dissenso verso certe scelte esiste. Non è forse questo l’unico potere che abbiamo, noi che vorremmo una “terza via” per la montagna che abitiamo?
(Nella foto: una delle zone di gara a Livigno, con i cantieri e la produzione continua di neve artificiale)
