Diario dalla ciclovia dell’Oglio

5 Agosto 2026

Sabato 17 e domenica 18 maggio

La prospettiva e la soddisfazione cambiano eccome, non c’è santo che tenga.
Arrivare in bicicletta nel luogo di destinazione, dopo aver pedalato con le proprie gambe per chilometri in luoghi sconosciuti, ha un valore diverso rispetto a farlo in automobile. Un valore inestimabile che non richiama solo la lentezza, il turismo responsabile o l’etica del viaggiare, ma anche il prendersi cura di sé, il rispetto del territorio che si attraversa, il vedere ciò che scorre con occhi più attenti, più genuini.
Il viaggio in bicicletta è sinonimo di aria aperta, fatica, gioia, natura, ma anche di arte e storia quando si fa tappa in un borgo poco frequentato, e scoprire le bellezze di un’Italia che oggi è definita minore perché distante dalle mete in voga.
La ciclovia dell’Oglio è senz’altro tutto questo, con i suoi 280 chilometri dal Tonale in provincia di Brescia fino al Po, ossia alla frazione di Torre dell’Oglio in provincia di Mantova, dove il fiume termina il suo corso e si tuffa, appunto, nel Po.

Io e mia moglie ne abbiamo percorso una parte, da Esino a Iseo il sabato pomeriggio, circa cinquantacinque chilometri tra boschi, campi coltivati e lungolago, passando per Pisogne, per la vecchia strada costiera totalmente trasformata in pista ciclopedonale con il lago da una parte e le parete di roccia dall’altra, per Monte Isola e per la provinciale fino a Iseo.
Ci siamo anche persi nel primo tratto, quando abbiamo imboccato la ciclabile sbagliata, ma è questo il bello del viaggio in bici come di quello a piedi. Andare avanti, puntare alla destinazione senza preoccuparsi del percorso. Sapendo che presto avremmo ritrovato il cartello con i simboli della nostra ciclovia, e sapendo soprattutto di arrivare da qualche parte.

Poi la domenica mattina abbiamo pedalato per circa sessanta chilometri, prendendo ancora la ciclovia dell’Oglio, anche se per poco. L’intento era di completare il giro del lago d’Iseo, spostandoci dal versante bresciano a quello bergamasco. Dunque passare da Paratico e Sarnico, arrivare a Lovere lungo un’altra strada provinciale a picco sul lago, ma questa volta trafficata di auto, moto e bici, dunque più rumorosa di quella sulla sponda opposta, e rientrare di nuovo in valle Camonica.
Un’alternativa possibile, che ci ha allettato parecchio e che speriamo di fare presto, è inoltrarsi nei territori del Franciacorta, da Iseo o da Paratico, per un viaggio tra borghi e vigneti, campagne e bollicine, in una proposta di sei differenti itinerari.

Così, alla fine del percorso, non resta che il sorriso. E non importa la fatica dei muscoli, la pelle arrossata dal sole, le gambe impolverate, la schiena indolenzita. Quel che resta è la gioia, lo stupore, la scoperta, l’orgoglio di essersi spostati senza motore. Quel che resta è un viaggio in coppia su due ruote, in autonomia, capace di regalare una soddisfazione infinta che diventa rimpianto appena si scende dal sellino. È per questo che si progetta subito un’altra avventura in bikepacking: perché non se ne può fare a meno. Non se ne deve fare a meno.

(POST PUBBLICATO la PRIMA VOLTA il 6 giugno 2025)