Condivido il post di un amico, Lorenzo Zini, che qualche giorno fa si è fatto una domanda sacrosanta sul presente e sul futuro della montagna e di Livigno.
Il riferimento è ai tanti lavori impattanti (per non dire devastanti) che il paese sta subendo in vista delle Olimpiadi del febbraio 2026, e in generale sull’inarrestabile corsa allo sviluppo edilizio (leggi cementificazione) che da almeno vent’anni contraddistingue il nostro bellissimo territorio. Uno sviluppo esagerato in mano a famiglie di imprenditori locali che operano in vari settori, appoggiate per ovvie questioni di opportunità dalle banche e dalle istituzioni.
Per carità, purtroppo non si tratta di nulla di nuovo se pensiamo al modello economico di società in cui viviamo, ma fa specie pensare che in un paese nato tra valli, boschi e montagne (di fatto confini invalicabili allo sviluppo brutale), nel quale proprio la natura dovrebbe dettare le condizioni all’uomo e non viceversa, la maggior parte dei residenti e tutti gli amministratori abbiano perso il senso del limite e continuino a preferire l’avidità all’appagamento, l’ambizione sfrenata alla semplicità, l’urbanizzazione alla protezione (appunto) di quelle valli, boschi e montagne ancora intatte, ossia la nostra vera ricchezza storica, culturale, turistica e sì, evidentemente anche economica.
Il post di Lorenzo è stato pubblicato con grande riscontro di lettori e commenti sulle pagine social del b&b Campaciol, in zona Forcola, che ormai da anni propone ai turisti una vacanza lontana per filosofia e atmosfera da molte strutture ricettive di Livigno. Eccolo di seguito.
Livigno, dove stai andando?
Mi sono deciso a scrivere perché credo che a volte sia importante far sentire la propria voce di fronte a un appiattimento generalizzato e a un pensiero unico dilagante. Si ripetono sempre i soliti ritornelli a cui finiamo per credere ciecamente. Soprattutto bisogna a ogni costo dire che tutto è bello, strabello!
I prossimi eventi olimpici che interesseranno Livigno stanno lasciando già ora segni indelebili nel nostro paese e ben pochi benefici.
La montagna massacrata, boschi abbattuti, cantieri aperti fino in quota per creare enormi bacini artificiali che chiamano laghetti, il corso dello Spöl modificato. In più, per cercare un consenso che si è andato sempre più spegnendo, ci dicono anche: “Un’opera strategica che ridurrà l’impatto ambientale”.
No, niente tornerà come prima. E la natura intanto viene a ricordarci – con il rock glacier che fonde e porta a valle i suoi detriti, con i ghiacciai che si estinguono, con l’autunno in luglio, con le frane e gli smottamenti – che anche il clima cambia e dovremmo riflettere su come invertire la rotta. Almeno riflettere.
A Livigno no. A Livigno si continua imperterriti su una strada di sfruttamento selvaggio delle risorse che, a chi siede nelle poltrone decisionali gestendo facili soldi con smanie di onnipotenza, sembrano infinite. Ma non lo sono.
A me pare francamente – e lo dico con tristezza da livignasco che ama il proprio paese – che Livigno stia perdendo la sua anima, trasformando il territorio in una cosa da utilizzare per attrarre turisti e niente più. Un grande luna park tra le montagne dove tutto è concesso in nome dell’apparire, della pubblicità. Dove le tradizioni vengono esaltate per una bella manifestazione di una serata, ma i valori che appartengono alla nostra cultura di comunità alpina vengono velocemente messi da parte, quando non calpestati, in nome di uno “sviluppo” che ora ha perso davvero la bussola.
Livigno, dove stai andando?
