Un cammino senza fine

23 Marzo 2024

Mi fa piacere che il mio viaggio a piedi in Valtellina, un’avventura nata nel lontano maggio 2019 e poi sfociata in un reportage narrativo uscito per Lyasis edizioni, desti ancora curiosità, quasi si trattasse di un cammino senza fine.

Nei giorni scorsi sono stato ospite di Storie d’autore dell’emittente comasca Espansione TV, per un’intervista condotta da Giorgio Albonico (ideatore del premio letterario Città di Como, al quale avevo partecipato con Slalom insieme a Giorgio Rocca, vincendo la sezione autobiografia) che andrà in onda questa sera e che sarà presto disponibile anche sul sito del premio stesso.
Così come ho avuto l’onore di chiudere con le mie parole una puntata de Il Provinciale di Federico Quaranta, su RaiDue, sempre grazie alla forte esperienza raccontata ne Il mio viaggio in Valtellina. Senza dimenticare gli incontri sul libro che, a distanza di tanto tempo dall’uscita, mi capita ancora di fare.

Una spiegazione me la sono data: forse il mio è stato un viaggio così semplice e scontato da risultare inusuale, visto che ho scelto di percorrere le strade e i sentieri della mia provincia, senza andare dall’altra parte del mondo. O forse perché è un cammino faticoso ma privo di esagerazioni, in cui prevale la scoperta, e che ogni persona può decidere di affrontare soprattutto per conoscere meglio la terra in cui è nata. Cosa non affatto scontata, dato che spesso sembra avere più senso viaggiare lontano dai luoghi che sentiamo nostri e crediamo di conoscere, ma che in realtà non conosciamo per niente.

E il senso del mio viaggio l’aveva colto appieno Alessandra Selmi in una sua recensione (all’epoca mi aveva aiutato a sistemare il testo, lei che è editor, scrittrice affermata e socia di un’agenzia editoriale con la quale collaboro – la Lorem Ipsum): Atleti che attraversano l’Africa di corsa da sud a nord, da soli, con 45 gradi all’ombra, senza mangiare, idratandosi con le proprie urine depurate. Alpinisti che affrontano pareti (finora) ritenute impossibili, senza ossigeno, d’inverno, meglio se bendati, o che corrono velocissimi per giorni interi senza mai dormire, per battere il record del precedente alpinista che correva già lui velocissimo e senza dormire. (…) La gente normale questa roba può solo invidiarla, sognarsela. Leggerla, soprattutto: che è un po’ come viverla, ma senza fare fatica. I libri ci portano lontano senza staccarci dal divano. Un libraio di Livigno, un giorno decide di attraversare la sua terra a piedi. Non lo fa bendato, senza cibo, senza scarpe, senza dormire. Lo fa come lo faremmo noi (più o meno): un piede davanti all’altro, al proprio ritmo, stancandosi, fermandosi, mangiando al ristorante, chiedendo – se proprio non ce la fa più – uno strappo a qualcuno. Si fa dare consigli, si fa indicare i tracciati migliori, si perde, si ritrova. (…) Non ha niente a che vedere con quelle storie estreme che sembrano così impossibili, ma proprio per questo è bellissimo: perché un giorno, se ci andasse, potremmo anche noi ripercorrere i suoi passi, certi di poterlo fare anche senza essere stati baciati dalla genetica di un super eroe, senza un allenamento sfiancante in assenza di ossigeno, senza un preparatore atletico, senza uno sponsor. Tutto quello che serve è la voglia. E la curiosità. (…)

Direi che tutto torna. Ed è proprio vero che un cammino, anche se ha sempre un inizio e un traguardo, è capace di non avere mai fine. Almeno quando ti segna nel profondo.