Basta davvero poco per vivere una piccola avventura in montagna immersi nella natura, senza il bisogno di inseguire proposte sofisticate organizzate per filo e per segno, di solito artificiali e poco genuine, volte soprattutto al puro intrattenimento.
A volte bastano una valle silenziosa, una tenda dove trascorrere la notte, una cena frugale da consumare all’aperto prima di infilarsi nel sacco a pelo, un risveglio all’alba al suono dei campanacci delle mucche e un rapido passaggio al fiume per sciacquarsi la faccia.
Così poi, dopo una colazione altrettanto frugale e una mezz’ora passata a godere dei primi raggi caldi del sole e a osservarsi a vicenda con un gruppo di marmotte, non resta che smontare le tende, ripulire la zona occupata e, con il volto stanco ma soddisfatto, camminare verso casa.
Ecco fatto. La piccola avventura in montagna è servita. E c’è ancora più soddisfazione nell’affrontare la carrozzabile verso fondovalle al contrario, ossia rispetto alle tante persone che si incontrano durante il mese di agosto, quando le valli più accessibili sono molto frequentate, se non prese d’assalto.
La soddisfazione sta tutta nel salire in quota nel tardo pomeriggio, rigorosamente a piedi e con enormi zaini in spalla, quando gli altri escursionisti tornano alle proprie case dopo la giornata passata in malga, e poi appunto terminare la piccola avventura a metà mattina, quando gli stessi escursionisti salgono di nuovo alla loro meta quotidiana.
Ecco perché dico “percorso al contrario”: perché ha permesso a me, mia moglie e ai miei figli di vivere la montagna per quelli che sono i suoi valori più autentici, ricercati dagli stessi turisti ma quasi mai davvero trovati, per diversi motivi: silenzio, solitudine, calma, essenzialità, rispetto, consapevolezza del luogo.
Niente di tanto speciale o meritevole di essere celebrato, sia chiaro, ma è quello che abbiamo fatto in famiglia in un sabato d’agosto, a Livigno, e che cerchiamo di ripetere quando possibile: due tende per quattro posti, con mio figlio più grande (otto anni) che ha voluto provare a dormire da solo nella tenda singola; vestiti e sacchi a pelo caldi per affrontare il fresco degli oltre duemila metri di quota, e notte movimentata – ovviamente – dato che il sonno non può essere continuo e profondo.
Eppure, anche in questo caso, basta poco – ciò che invece spesso manca agli escursionisti occasionali o un po’ più navigati: spirito di adattamento e serenità nell’accettare le scomodità. Ma ne vale la pena, ve l’assicuro. Eccome se ne vale la pena.
(Nella foto: la tenda a tre posti e quella singola piantate in val Federia, a Livigno, in un sabato ferragostano)
(Post pubblicato la prima volta il 16 agosto 2022)
