È in edicola da pochi giorni il numero 75 – inverno 2025 della rivista Le montagne divertenti, il trimestrale italiano dedicato all’alpinismo, alla cultura e al territorio della Valtellina e della Valchiavenna (ma non solo), che presenta articoli su scalate, escursioni, viaggi, ricerche storiche e topografiche, corredati da numerose fotografie.
L’obiettivo è riscoprire gli angoli più belli della provincia di Sondrio e ridare identità al territorio valorizzando la cultura della tutela contro la speculazione e l’abbandono e, ancora, promuovere lo sviluppo di un turismo lento, sostenibile e di qualità.
La segnalo perché da questo numero inizia la mia collaborazione con la rivista, con una rubrica dedicata ad approfondimenti sul nostro territorio. Il primo pezzo si intitola Al di là della viticoltura eroica e prende spunto dalla mia esperienza in vigna al seguito della squadra operai di una nota casa vinicola, raccontata sul mio sito nelle pagine del Diario da una vigna (dal link puoi risalire ai capitoli, in tutto 14).
Ecco tutto, non dico altro (se non riportare il cappello introduttivo dell’articolo, magari per ingolosirvi) e vi invito ad acquistare Le montagne divertenti o ad abbonarvi, se già non l’avete fatto. Buona lettura.
da pagina 26: Con ancora una superficie coltivata di 820 ettari, la provincia di Sondrio ha un viscerale legame con la produzione vitivinicola che risale all’antichità. Un’eredità di un mondo contadino che, seppur minata da metà Novecento dallo spopolamento della mezzacosta, è più che mai in salute. Il tutto grazie a un’uva che qui trova l’habitat ideale e grazie a decine di aziende vinicole che si prendono cura del territorio. L’attenzione degli appassionati di vino, però, è quasi sempre rivolta all’etichetta, mentre si ignora chi sono le persone che si muovono tra i terrazzamenti, da dove arrivano, dove hanno imparato i gesti che si ripetono da secoli e per quale motivo continuano a lavorare in vigna.
