Caro diario,
non la senti riecheggiare anche tu, la parola eredità, nelle dichiarazioni dei politici che devono giustificare le scelte fatte? Intendo eredità delle Olimpiadi, ovviamente, e mi riferisco alle opere pubbliche che avremo da qui a un decennio, si spera, e al criptico concetto di ritorno d’immagine che per me è un’entità astratta almeno quanto l’intelligenza di alcuni nostri ministri.
Non metto in dubbio le buone intenzioni, comunque presto disattese, o il fatto che le Olimpiadi abbiano riversato risorse economiche sui territori e accelerato procedure amministrative anche al limite della legalità. Nemmeno voglio perdermi in discorsi sull’utilità di tangenziali o strade o gallerie o ponti, perfino se è chiaro che si sono spostati gli intasamenti solo poco più in là e che la linea ferroviaria è il solito colabrodo.
Quello che metto in dubbio è il continuo inseguire, con la scusa dei fondi stanziati per gli eventi, un miglioramento dei servizi ai cittadini che in realtà non si raggiunge mai, perché la politica è spesso in affanno, sempre a promettere, spesso a improvvisare, sempre a far quadrare i favoritismi.
Però quello che più di tutto mi fa indignare è l’altra eredità dei Giochi, la più grave e vergognosa, ossia gli extracosti dei privati che si occupano degli impianti sportivi e i sovraccosti di ogni altro intervento, costi che restano sulle spalle di comuni, regioni e Stato, cioè su di noi. E se i manager olimpici, passato febbraio, spariranno dalle montagne, noi probabilmente assisteremo a nuovi tagli a sanità, scuola, sociale, cultura e tutela ambientale per pagare i debiti non dello sport, sia chiaro, ma della spartizione di affari e alti guadagni, peraltro intascati da pochi, che portano il nome di Grande opportunità olimpica. Ecco l’altra faccia dell’eredità.
Hanno voglia poi a chiederci di coltivare l’ottimismo, nelle località che ospitano atleti a gare. Ci si può provare, ci si può sforzare. Ma come si fa a essere ottimisti se Sei nato e morto qua, nato nel Paese delle mezze verità come canta Fabri Fibra? Tu lo sai?
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