3. Eredità e ottimismo. Diario (critico) dalle Olimpiadi

28 Gennaio 2026

Caro diario,
non la senti riecheggiare anche tu, la parola eredità, nelle dichiarazioni dei politici che devono giustificare le scelte fatte? Intendo eredità delle Olimpiadi, ovviamente, e mi riferisco alle opere pubbliche che avremo da qui a un decennio, si spera, e al criptico concetto di ritorno d’immagine che per me è un’entità astratta almeno quanto l’intelligenza di alcuni nostri ministri.

Non metto in dubbio le buone intenzioni, comunque presto disattese, o il fatto che le Olimpiadi abbiano riversato risorse economiche sui territori e accelerato procedure amministrative anche al limite della legalità. Nemmeno voglio perdermi in discorsi sull’utilità di tangenziali o strade o gallerie o ponti, perfino se è chiaro che si sono spostati gli intasamenti solo poco più in là e che la linea ferroviaria è il solito colabrodo.
Quello che metto in dubbio è il continuo inseguire, con la scusa dei fondi stanziati per gli eventi, un miglioramento dei servizi ai cittadini che in realtà non si raggiunge mai, perché la politica è spesso in affanno, sempre a promettere, spesso a improvvisare, sempre a far quadrare i favoritismi.

Però quello che più di tutto mi fa indignare è l’altra eredità dei Giochi, la più grave e vergognosa, ossia gli extracosti dei privati che si occupano degli impianti sportivi e i sovraccosti di ogni altro intervento, costi che restano sulle spalle di comuni, regioni e Stato, cioè su di noi. E se i manager olimpici, passato febbraio, spariranno dalle montagne, noi probabilmente assisteremo a nuovi tagli a sanità, scuola, sociale, cultura e tutela ambientale per pagare i debiti non dello sport, sia chiaro, ma della spartizione di affari e alti guadagni, peraltro intascati da pochi, che portano il nome di Grande opportunità olimpica. Ecco l’altra faccia dell’eredità.

Hanno voglia poi a chiederci di coltivare l’ottimismo, nelle località che ospitano atleti a gare. Ci si può provare, ci si può sforzare. Ma come si fa a essere ottimisti se Sei nato e morto qua, nato nel Paese delle mezze verità come canta Fabri Fibra? Tu lo sai?

 

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