Diario da una ciclovia

12 Ottobre 2023

Ho trovato una definizione che fa per me, quando sono in sella a una bici gravel. Non che sia così importante, però avere un abito adatto aiuta a sentirsi a proprio agio.
Mi definisco un cicloviaggiatore: ciclo perché vado in bicicletta, quella tradizionale e non quella elettrica, sia chiaro; viaggiatore perché credo di avere l’approccio del viandante, di colui che è curioso, che si guarda intorno e che non si fissa a contare i chilometri da lasciare alle spalle, bensì quelli da scoprire. Di colui che si prende il tempo necessario per arrivare a destinazione, che si ferma a rifiatare, a sorprendersi, a controllare la mappa, persino a rinunciare a proseguire o a godere appieno di un attimo irripetibile.
Cicloviaggiatore, sì. É questo l’abito che fa per me.

Pausa lungo la ciclovia del Serio

lunedì 2 ottobre 2023
La strada è sterrata e presto ci rendiamo conto che la polvere, in una giornata calda e secca come questa, resterà appiccicata sulla pelle.
Attraversiamo l’Oasi Verde di Seriate, in provincia di Bergamo, e seguiamo la sponda sinistra del Serio. Il fiume si trasforma in un torrente e poi in un triste ruscello, fino a scomparire: sembra impossibile che un tempo l’ampio letto ciottoloso fosse colmo d’acqua.
Io e mia moglie Luana pedaliamo allegri, sciolti, per niente preoccupati dal fatto di non conoscere il percorso né i luoghi che stiamo attraversando. Seguiamo l’itinerario Musica nel vento, che unisce due capitali della musica classica, Bergamo e Cremona, scoperto sulla guida del Touring Italia in bicicletta.
La segnaletica non manca, ma in alcuni tratti è confusa o parziale, e le persone cui eventualmente chiedere informazioni scarseggiano. All’interno del grande Parco naturale del Serio incrociamo solo alcuni runner e qualche anziano in bicicletta, il resto è silenzio e vegetazione e uccelli del sottobosco che scappano a nascondersi al nostro passaggio. In ogni caso abbiamo una traccia gps, anche se fermarmi a controllare la posizione sul cellulare è un’operazione fastidiosa, seppur obbligata.
In alcuni brevi tratti lasciamo la sterrata e pedaliamo sull’asfalto di strade periferiche poco trafficate. Una prostituta nera sposta il secchio in plastica sulla quale è seduta, che ostruiva l’imbocco della strada, e ci fa passare senza rispondere al saluto. Volta la testa nella direzione opposta alla nostra, verso le auto in arrivo. I movimenti del suo corpo grasso sono lenti, rassegnati. Immagino si vergogni della vita che è costretta a subire e che forse non avrebbe mai pensato di dover vivere.
Qua e là compaiono cartelli con la scritta Divieto di scarico rifiuti, infilzati nell’erba alta e sporca. Attorno a ogni cartello la spazzatura abbandonata fa bella mostra di sé: ci sono sacchi verdi, pezzi di plastica, scarpe sfondate, vetro, materiale edile, ferraglia, bottiglie di birra e bibite. Chissà perché i rifiuti sono soltanto qui e non altrove, proprio sotto gli avvisi di divieto?
Più avanti, oltre la metà dei cinquanta chilometri da percorrere, il paesaggio fluviale e boscoso muta d’aspetto. La campagna si ravviva, aumentano i prati coltivati, la pianura si allarga, le cascine abitate o diroccate testimoniano la secolare epoca agreste, il vento leggero muove gli odori di stallatico, il terreno diventa argilloso e la ghiaia si fa sabbia.
Arriviamo in città, a Crema, sfilando a fianco del piccolo canale di un naviglio. È pomeriggio, i bambini escono da una scuola vicina al Santuario Santa Maria della Croce, con il suo bel color terracotta a contrastare con il cielo azzurro, illuminato da un sole ancora caldo. Gli scolari trascinano i trolley con i libri e intanto raccontano alle madri o ai nonni la giornata sui banchi. Una vigilessa ferma le auto per far attraversare loro la strada, un altro vigile sbadiglia con la schiena appoggiata al muro di un bar, accanto all’entrata.
Attraversiamo il centro storico in bicicletta, curiosiamo le vetrine dei negozi, sorridiamo agli sguardi di chi adocchia le borse sottosella, dove teniamo i vestiti di ricambio. Scattiamo fotografie al Duomo, alla piazza principale e agli stretti vicoli, soddisfatti della prima tappa del nostro viaggio su due ruote, dopo quello sul Sentiero Valtellina dell’autunno scorso.
Ci imponiamo di non farci rovinare l’umore dalla vista dell’hotel dove abbiamo prenotato, un’enorme costruzione degli anni Novanta che si sviluppa in orizzontale, una bruttura al limite della fatiscenza, almeno all’esterno, con i corridoi, l’ascensore e la stanza che mi ricordano il collegio in cui sono stato da ragazzo. Ci ridiamo su: per lavarsi e per dormire non servono altro che un bagno e un letto.

La piazza e il Duomo di Cremona

martedì 3 ottobre 2023
A farci compagnia nel tragitto da Crema a Cremona, di circa cinquantacinque chilometri, è il canale Vacchelli, scavato a fine Ottocento per portare l’acqua dal fiume Adda alle campagne del cremonese.
La ciclovia non è altro che la traccia sterrata di servizio al canale, che segue fedelmente a tratti la sponda sinistra, a tratti la sponda destra, a tratti entrambe le sponde del corso d’acqua. In alcune porzioni, poi, il sentiero sfila in mezzo a due canali, quello principale e uno di derivazione che d’improvviso raggiunge prati più lontani da irrigare. E noi, in base all’istinto e al caso, ci divertiamo a scegliere questo o quell’altro percorso ogni volta che superiamo uno delle decine di ponti in sasso costruiti per collegare le cascine ai paesi limitrofi.
La campagna è ancora verde e tanto fertile, nell’acqua del canale nuotano pesci e nutrie – o castori, tanto è sottile la differenza tra i due roditori. Uno stormo di aironi bianchi si leva in volo quando ci avviciniamo al campo dove stanno riposando, messi in allarme dal rumore delle ruote delle bici che calcano il terriccio. La pianura sconfinata rende il paesaggio gradevole, di più rispetto a ieri, il naviglio è protetto su un fianco da una folta schiera di alberi e l’acqua scura riflette tutto ciò che ci scorre ai lati, come se stessimo pedalando sopra uno specchio. L’afa sembra aumentare con il passare della mattina, così come aumentano le punture delle zanzare che riconosciamo su braccia e gambe: ne trovo una persino sul lobo di un orecchio.
Ora accostiamo il Naviglio civico di Cremona, sempre lungo gli sterrati di servizio, ci fermiamo a pranzare nella piazza principale del paese di Casalbuttano e riprendiamo a pedalare di buona lena, incrementando l’andatura quando imbocchiamo la pista ciclabile asfaltata. Manca poco per arrivare a destinazione e l’avvicinarsi della meta ci rende inconsciamente impazienti.
Solo davanti al Duomo e al Battistero di Cremona mi rendo conto di quanto sia un privilegio viaggiare in bicicletta – o a piedi – senza l’assillo di trovare un parcheggio libero, potendo andare ovunque, compreso sui gradini, senza il rischio di restare bloccato nel traffico e chiuso nell’abitacolo di un’automobile. Soprattutto, ho l’ennesima conferma dell’unicità del viaggio lento, della bontà di attraversare luoghi poco frequentati, della fortuna di raggiungere una città da strade un tempo indispensabili e oggi quasi del tutto ignorate.
Il resto del pomeriggio lo dedichiamo a esplorare il lungo centro storico pedalando con calma, avanti e indietro, anche oggi impolverati e appagati. Lasciamo che la storia della città ci riporti alla memoria immagini e parole come liutaio, mostarda, torrone e nomi famosi come Stradivari, Sperlari, Tognazzi.
Infine, riposiamo seduti al tavolino di un bar, cerchiamo sul cellulare una trattoria dove cenare e ci godiamo il momento, convinti che quest’oggi la stanza di hotel che abbiamo scelto, poco distante dal Duomo, renderà l’atmosfera ancora più piacevole.

Sullo sfondo la Città alta di Bergamo

mercoledì 4 ottobre 2023
Il ritorno a Bergamo è in treno e a metà mattina posiamo le biciclette in un apposito spazio del vagone. Durante il trasferimento leggo alcune pagine del libro che ho portato con me e che nei due giorni precedenti non ho aperto: La scrittura non si insegna. Secondo l’autore, “la vastità infinita delle possibilità di un testo narrativo implica che infinite cose si possano scrivere in infiniti modi”. Non è così, almeno in parte, anche per il viaggio e per i modi diversi in cui si può viaggiare?
Io e Luana abbiamo in programma ancora una pedalata, seppur breve: raggiungere la Città Alta di Bergamo dalla stazione ferroviaria, e concludere il nostro viaggio con altri bei ricordi che varrà la pena ricordare.
Non restiamo delusi: la salita dolce, le mura che proteggono la città vecchia, il vociare dei turisti, l’allegria degli studenti universitari, gli antichi ciottoli delle strade, i locali moderni e le botteghe storiche rappresentano tutto il fascino dall’ennesima scoperta. E più che a Crema o a Cremona, notiamo le tante occhiate alle nostre biciclette, come se quassù fossero un’innocua anomalia, un qualcosa che non dovrebbe esserci.
Allora penso a un desiderio: mi piacerebbe aver trasmesso, anche a una sola di queste persone, la voglia di viaggiare in bici – o a piedi – almeno una volta nella vita. Sono sicuro che chi ci proverà, vorrà poi ripetere l’esperienza, proprio come è successo a me e a Luana. E noi, finché avremo la forza nelle gambe per pedalare o per camminare lunghe distanze, lo faremo di nuovo e di nuovo ancora. Sì, ne sono sicuro.

(Nella foto di copertina: un tratto del canale Vacchelli tra Crema e Cremona)