Sempre a spese della montagna

22 Dicembre 2024

In questi giorni in paese si respira aria di Olimpiadi. Un’aria di entusiasmo, di trepidazione, di orgoglio, di festa, di fatica ben spesa per un evento che – come sarà nel 2026 – proietta la località al centro dell’attenzione mondiale, almeno per quanto riguarda lo sport e l’inverno in montagna.
In programma, per la prima volta nella sua storia, c’è una due giorni di gare di Coppa del mondo di sci di fondo, condita da una serie di eventi collaterali che coinvolgono star della musica italiana, deejay, sfilate di atleti e degustazioni di cibo.
Ora, se si ragiona dal punto di vista della maggioranza delle opinioni, non si può che plaudere agli sforzi dell’azienda turistica di aumentare la visibilità di Livigno in Europa e nel mondo e, di conseguenza, di rendere ancora più appetibile la località – come piace dire agli esperti del settore – a turisti, atleti, federazioni sportive, sponsor e televisioni.

Tuttavia, per chi invece dietro a un’immagine riflessa allo specchio intravede altro, l’aria che si respira in paese e in generale in montagna (almeno quella che insegue da decenni un sempre maggior sviluppo economico, edilizio e dunque turistico), ha anche un retrogusto amaro con un forte sapore di artificio. Un’aria malsana fatta di produzione forsennata ed esagerata di neve finta a scapito delle risorse idriche, di traffico caotico di gatti delle nevi, motoslitte, camion e automobili, di paesaggi e panorami abbelliti per i social, di messaggi da sfruttare per la visibilità in tv e sul web. Con, diciamolo pure, l’atto sportivo dei singoli atleti che passa in secondo, terzo o addirittura quarto piano, preceduto dal business degli sponsor e delle aziende locali, dall’importanza dei passaggi televisivi e dei like a foto e video, dalla riuscita dell’evento e dalla vittoria politica delle istituzioni in carica. Il tutto, per l’ennesima volta, a spese della montagna, della natura e dell’anima del territorio.

Il discorso, naturalmente, è molto ampio e complicato, e non si può certo credere che l’organizzazione di una gara di Coppa del mondo o di un’Olimpiade sia all’origine di tutti i mali. Eppure, è in questa direzione che è andata, sta andando e purtroppo andrà – almeno a parer mio – la politica turistica e sociale di tale tipologia di montagna: verso una meta che prima o poi ci presenterà il conto, visto che nel lungo tragitto si sta mangiando non solo le bellezze naturali, bensì anche la storia, la cultura e lo spirito dei montanari (anche di quelli moderni).

Di seguito ripropongo perciò alcuni miei vecchi post sull’argomento, anche provocatori, cinici e duri (forse troppo). Sperando che le mie parole non solo siano sensate, ma abbiamo anche la forza di farci ragionare sulla strada che stiamo percorrendo.
Buona lettura!

Ripopolare la montagna
La montagna merita rispetto?
Folla e follia in montagna
Quando si parla di montagna
Le strade ignorate
Lockdown e natura in Valtellina
Olimpia che?
Quando Livigno restava isolato
Salvate le Alpi

(La fotografia che accompagna il post è di Enzo Bevilacqua ed è tratta dalla pagina Facebook di Livigno is magic)

(POST PUBBLICATO LA PRIMA VOLTA il 21 gennaio 2023)