Venerdì 22 ottobre 2021
Ancora pochi giorni e con la fine della vendemmia anche il ciclo annuale di crescita dell’uva terminerà, così come questo diario.
I ragazzi della squadra operai, al contrario, avranno soltanto pochi giorni di riposo, perché dovranno di nuovo dedicarsi alla potatura e all’ennesima rinascita della vite. Potranno godere delle ferie solo più avanti, durante la pausa invernale tra dicembre e gennaio.
Stamattina ho camminato verso uno dei tanti vigneti della zona, seguendo la sagoma del furgone nero di Plozza che intravedevo tra la vegetazione. Mi trovo a poca distanza dalla cantina della casa vinicola italo-svizzera, nel centro storico di Tirano, dove poco fa ho incontrato Kevin, forcone in mano, intento a smaltire i raspi appena separati dal grappolo con un apposito macchinario.
Anche se il lavoro è ordinato e silenzioso, la calma in vigna è solo apparente e tra i filari c’è un gran via vai di persone. Qualcuno taglia i grappoli dai rami, usando la forbice per eliminare gli acini marci o rotti, qualcun altro raduna i cestelli pieni di uva in un punto preciso e altri ancora caricano in spalla la tipica brenta rossa, alta e stretta, e si dirigono verso il furgone all’entrata della vigna.
I portatori sembrano aumentati rispetto all’inizio della vendemmia, almeno a una prima occhiata, anche se non tutte le persone nel vigneto sono visibili, nascoste dalle foglie della vite.
Sassella, Grumello, Inferno e Valgella: sono queste le zone vitivinicole in cui la squadra operai di Plozza ha vendemmiato nelle ultime due settimane, risalendo il versante retico da Sondrio a Tirano dopo i primi giorni dedicati a selezionare i grappoli migliori per lo Sforzato. Tutte le altre uve raccolte, compresa quella di oggi sempre di qualità Nebbiolo, servono invece per il vino Rosso di Valtellina.

Forbici, cestello e brenta: gli attrezzi della vendemmia
Oggi si sta davvero bene. L’aria è calda senza essere fastidiosa e il cielo è limpido e trasmette serenità. È quasi mezzogiorno perciò, prima della pausa pranzo, cerco Florian per fargli alcune domande; lui è uno dei primi operai che ho conosciuto in vigna, a inizio anno, quando con timidezza e tanta curiosità sono salito a mezzacosta per dare il via al mio progetto Diario da una vigna.
Florian è un rumeno di quarantuno anni, robusto e non molto alto, l’espressione seria che lascia in fretta il posto a un sorriso. È in Italia dal 2009 e, dopo aver lavorato al Sud nei campi agricoli – “Poco e male” mi confida – nel 2011 ha raggiunto la sorella in Valtellina. Da allora lavora in Plozza e non ha nessuna intenzione di lasciare l’Italia per tornare in patria, questa è l’unica cosa certa che si sente di svelarmi.
“Non so che cosa farò in futuro… vedremo. Non lo so proprio.”
La sua filosofia è vivere giorno per giorno, prendendo quello che viene, senza progetti particolari per sé e la moglie, una moldava conosciuta proprio qui in Valtellina e che ha sposato tre anni fa.
Florian ha lasciato la sua città di pianura – Botosani nel nord-est della Romania – per avere nuove opportunità e ora che le ha trovate sembra essere contento; sembra non chiedere più di tanto alla vita.
In maniera opposta la pensa invece Bayo, che ha una voglia matta di tornare nella sua terra, il Senegal. Lo ammette con un tono di nostalgia nella voce.
“Sto costruendo casa a Dakar. Ma ci vorranno anni prima che possa partire” mi confida mentre camminiamo verso Tirano. “Devo lavorare ancora molto e poi, solo quando la casa sarà pronta, tornerò in Africa.”
Chissà, mi viene da pensare, se quel giorno lontano lo seguirà anche suo figlio oggi undicenne – arrivato in Italia l’anno scorso e, da quanto mi racconta il padre giustamente orgoglioso, ben integrato a scuola e nel dopo scuola – oppure se al contrario preferirà restare in Valtellina.

Florian ha lasciato la Romania nel 2009
Quanti valori umani e quante vicende emanano questi luoghi.
I vigneti della Valtellina non custodiscono soltanto il nostro passato, fatto di fatiche per modellare la montagna e trarne i frutti per campare; custodiscono il presente, grazie alle case vinicole che mantengono in vita il territorio ma, soprattutto, raccontano le storie di centinaia di stranieri di etnia, cultura e religione diverse che nel lavoro tra i filari ripongono le speranze di una vita migliore rispetto a quella che hanno lasciato.
Storie che hanno un unico comune denominatore, che ci rendono uomini e donne alla ricerca di un posto sicuro nel mondo: realizzarsi per sé e per la propria famiglia.
CONTINUA…
(Le fotografie che accompagnano il post sono state scattate nei vigneti di Tirano)

Grappoli d’uva nella brenta
Leggi anche i post precedenti:
12 Sforzato. Diario da una vigna
11 Serenità. Diario da una vigna
10 Colori. Diario da una vigna
9 Cimatura. Diario di una vigna
8 Cambiamenti. Diario da una vigna
7 Legare. Diario da una vigna
6 Bagnare. Diario da una vigna
5 Cantina. Diario da una vigna
4 Attesa. Diario da una vigna
3 Lontananza. Diario da una vigna
2 Sole. Diario da una vigna
1 Rinascita. Diario da una vigna
Diario da una vigna
